Ne hanno parlato in tanti negli ultimi giorni, un po' perché la storia è curiosa in sé, un po' perché si presta ad essere interpretata nell'ottica del Davide contro Golia, e come tale si vende bene. In breve: nella città di Chongqing, una delle più popolose del mondo, una coppia di coniugi resiste all'ordine di demolizione della loro casa per far posto a un nuovo complesso edilizio. Tutto attorno si scava, ma il loro tetto non crolla e viene immortalato nella sua cocciuta solitudine da decine da fotografie che fanno il giro del mondo. Wu Ping, la donna, diventa una specie di eroina grazie all'attenzione che sa suscitare nei media (almeno fino a quando ordini superiori non impongono il silenzio), e il suo caso monta sul web. Gli internauti cinesi, che di politica non possono parlare direttamente, si concentrano su una vicenda secondaria dividendosi sulle ragioni e i torti.
La storia in sé ha una rilevanza puramente testimoniale. Se le autorità hanno deciso di non usare la mano dura è semplicemente perché hanno considerato che non ne valesse la pena. L'esito scontato dimostra che non ce n'era bisogno. Davide ha fatto marcia indietro e Golia può continuare a costruire. Tanto rumore per nulla quindi? Non proprio. Tre aspetti sono degni di nota:
- il ruolo dei media nel creare ed alimentare la storia, anche in un contesto controllato e censurato come quello cinese;
- mai prima d'ora la comunità virtuale cinese aveva trovato un punto di incontro comune attorno a cui sviluppare un embrione di dibattito collettivo di queste dimensioni;
- per la prima volta si è assistito ad un esperimento di citizen-journalism grazie ai reportages del ventiseienne blogger Zola Zhou.
Adesso i riflettori si spegneranno e la casa sarà abbattuta, ma il precedente di Chongqing è destinato a rimanere in piedi.








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