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Mag 0624

All'armi

Pubblicato da Enzo Reale alle 16:43 in Current Affairs


_399239_soldiers300 Oggi tocca parlare di eserciti. Qualcuno griderà ai rigurgiti da guerra fredda ma la realtà è che l'armata cinese va presa sul serio. Il Pentagono ha reso noto l'ultimo rapporto sullo stato dell'arte delle guerra a Pechino e la fotografia non è confortante. I punti essenziali: aumento della produzione di missili a lunga gittata, rafforzamento delle unità militari terrestri nelle regioni di fronte a Taiwan, modernizzazione della forza aerea, attualizzazione delle testate nucleari. Ancora tranquilli? Leggete qui:

China has regularly raised its annual military budget by more than 10 per cent since the early 1990s.
"What little public information China releases about defense spending is further clouded by a multitude of funding sources, subsidies, and cutouts at all levels of government and in multiple ministries," the report says. "Real spending on the military, therefore, is so disaggregated that even the Chinese leadership may not know the actual top line between civil and military products. Machinery upgrades for civilian production are often intended for improved military production. Weapons production costs are thus partially defrayed by State Council subsidies, rather than funded wholly through the military budget."
(If even the Chinese Communist Party leadership is in the dark about actual costs, who is in charge? Who runs China? The military? The party? Some supremely powerful, overlapping clique? The report does not attempt answers; and as foreign journalists who have lived and worked in China know, the identities and decision-making processes of the real powers-that-be are vexing mysteries.)

Uso interno, recita la versione ufficiale in riferimento esplicito a Taiwan. Propaganda del Pentagono, fanno eco Bush-bashers e Hu-backers (ce ne sono tanti, troppi, in occidente). Voi tranquilli, peaceful rise.

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Commenti

1. FabioC., Mercoledì 24 Maggio 2006 ore 18:02

Queste non sono novitá per chi segue almeno un po' le vicende internazionali. Per ora la Cina manca di capacitá di proiezione (portaerei e navi d'assalto), ma queste si possono sempre costruire.

2. aa, Mercoledì 24 Maggio 2006 ore 20:03

in realta' sembra che il bilancio cinese sia cresciuto quasi al 18% l'anno nell'ultimo quinquennio. Le autorita' cinesi hanno rilasciato il dato del 9% perche' abbastanza da non preoccupare l'arena internazionale, ma non troppo poco per creare sconforto nel paese.

http://www.rand.org/pubs/monographs/2005/RAND_MG260-1.pdf

come dice FabioC. la cina al momento non ha le capacita' militari per seguire una strategia offensiva. Soprattutto e' debole nell'aviazione (nelle ultime quaranta pagine del rapporto si il check in della situazione militare cinese) e nella marina.

Secondo il rapporto della Rand, difficilmente la Cina potra' avercele. Io sarei un po' meno ottimista.

ciao, aa.

3. Marco Wong, Mercoledì 24 Maggio 2006 ore 21:50

Non vorrei che il nostro ospite mi prendesse per un Bush-bashers però se vediamo la classifica delle spese militari secondo dell'Istituto internazionale di Stoccolma per la ricerca sulla pace (SIPRI) nel 2004, vediamo che gli Stati Uniti hanno incrementato le loro spese militari del 9,8% dal 2003 al 2004, mentre la Cina le ha incrementate del 6,9% nel periodo corrispondente.
Questo con un incremento del PIL cinese vicino al 9% mentre l'incremento del PIL americano (a memoria) è stato intorno al 2%.
Lasciando da parte gli Stati Uniti, vediamo che nella regione il Giappone ha il più grosso budget di spesa militare.
Per quanto riguarda l'affidabilità dei dati, questo è un problema che riguarda un po' tutte le istituzioni cinesi. Nel caso delle spese militari, a complicare la situazione c'era il fatto che le forze armate negli anni '90 si dedicavano a tutto un insieme di attività che nulla avevano a che fare con la difesa (ditte di costruzioni, attività immobiliari, operatori di telefonia, catene alberghiere, ecc.).
La crescita del budget è stata anche una compensazione per la dismissione di queste attività collaterali.

1. STATI UNITI: 455,3 miliardi di dollari (2004) - 414,4 miliardi di dollari (2003)
2. GRAN BRETAGNA: 47,4 miliardi di dollari (2004) - 51,1 miliardi di dollari (2003)
3. FRANCIA: 46,2 miliardi di dollari (2004) - 45,4 miliardi di dollari (2003)
4. GIAPPONE: 42,4 miliardi di dollari (2004) - 42,7 miliardi di dollari (2003)
5. CINA: 35,4 miliardi di dollari (2004) - 33,1 miliardi di dollari (2003)
6. GERMANIA: 33,9 miliardi di dollari (2004) - 34,8 miliardi di dollari (2003)
7. ITALIA: 27,8 miliardi di dollari (2004) - 27,6 miliardi di dollari (2003)
8. RUSSIA: 19,4 miliardi di dollari (2004) - 18,5 miliardi di dollari (2003)
9. ARABIA SAUDITA: 19,3 miliardi di dollari (2004) - 18,8 miliardi di dollari (2003)
10. COREA SUD: 15,5 miliardi di dollari (2004) - 14,9 miliardi di dollari (2003)

4. Enzo, Mercoledì 24 Maggio 2006 ore 22:28

USA e Giappone sono democrazie. E' la natura dei regimi a fare la differenza.

Non pretendo che gli studiosi dell'Istituto per la ricerca sulla pace (bel nome, complimenti) lo capiscano, mi piacerebbe però che almeno i miei lettori lo facessero.

Comunque grazie per il contributo (anche a Fabio e Andrea).

Saluti.

Enzo

5. aa, Mercoledì 24 Maggio 2006 ore 23:14

marco wong: il SIPRI dice chi spende di piu' in armamenti. Fa un censimento. Punto. Se io faccio un censimento sull'altezza di un campione di persone non significa che il piu' alto sia un valido giocatore di basket. Nella classifica c'e' l'Arabia Saudita e non ISraele. Ma tu mi vorresti dire che l'Arabia Saudita e' militarmente piu' forte di Israle? Appunto.

Gli USA hanno il piu' alto bilancio di difesa al mondo, e allora? Per me, inoltre, e' un bene, perche' in questa maniera a nessuno viene in mente di fare il furbo e venire a popparsi i suoi alleati (come l'Europa). Senza quelle spese, la Russia, per esempio, avrebbe gia' qualche pedina qui da noi.

1) La spesa in armemnti e' comunque un indicatore spurio. In quanto molte risorse possono andare sprecate. Spendere tanto non significa spendere bene.
In Medio Oriente i fenomeni che sono al potere comprano armamenti ultratecnologici che poi pero' nei loro paesi nessuno sa usare. Hanno i caccia ma non i piloti, per essere chiari. Tanto per fare un piccolo esempio ma molto indicativo.

2) Il dato importante non e' tanto il bilancio totale della difesa (vedi prima parte del post) ma il suo tasso di crescita. Un paese che accresce le sue spese militari in questa maniera evidentemente non sta solo pensando alla propria sicurezza. Cio' e' importante perche' storicamente sono molto piu' bellicosi i paesi che in breve tempo ottengono una notevole forza economico-militare rispetto a quelli che crescono lentamente.

3) Sul dato USA, ora non ho tempo di controllare. Posto che sia cosi' (magari il dato e' a prezzi correnti, quindi non dice nulla), magari un paese che viene attaccato pensa anche ad accrescere la propria spesa in sicurezza...

Cmq, nel caso fosse cosi' non mi sembra che la spesa di difesa americana sia cresciuta del 9% medio nell'ultimo quinquennio:

Sulla spesa cinese: il traino viene comunque da spese in strumenti d'arma, come rileva il report della Rand nel quale, nota, si dice che il problema dell'industria cinese e' sia la sua dipendenza dall'estero che la sua scarsa efficienza, che potrebbe essere accresciuta solo grazie a maggiore concorrenza.

saluti a tutti, aa.

6. Marco Wong, Giovedì 25 Maggio 2006 ore 00:32

ad Enzo: un rapporto del Pentagono è ovviamente strumentale. Al Pentagono fa comodo dipingere la Cina come una minaccia e lo circostanzia con un rapporto. Che la Cina sia o meno una democrazia non è essenziale, nella stessa regione la Corea del Sud negli anni '70 ed '80 era una dittatura militare con forti spese militari ma aveva tutto l'appoggio del Pentagono. Real politik prima, principi dopo.
ad aa: sostanzialmente sono d'accordo con quanto scrivi. Io non sono un esperto di cose militari ma l'impressione che ho sempre avuto è che per le sue caratteristiche la forza militare cinese fosse un po' scalcagnata.
Sulle distrazioni che l'esercito cinese aveva negli anni '90 ho già scritto, l'altra caratteristica è la sua impostazione molto basata su un alto numero di effettivi senza specializzazione. Quando vivevo in una piccola città nel nord-est della Cina, l'aereoporto della città era misto civile e militare, e vedevo per esempio ancora in azione i mig 17/19 prodotti su licenza in Cina, ovvero aerei con tecnologia sviluppata 50 anni fa! Per tutti questi motivi faccio un po' fatica a ritenere affidabili gli studi del pentagono e mi riesce più facile credere ai loro secondi fini.

7. Enzo, Giovedì 25 Maggio 2006 ore 00:46

Insomma, tutta propaganda del Pentagono. Vedi che avevo già previsto tutto nel post?
Troppo facile a volte questo mestiere.

Saluti.

Enzo

8. m+, Giovedì 25 Maggio 2006 ore 03:32

Marco: i secondi fini del Pentagono possono essere quelli - bada bene - di ottenre maggiori finanziamenti dal Governo. Se vai da un dentista ti dice che i denti ti durano tutta la vita, l'oculista di dice che gli occhi sono indispensabili e via dicendo.

Insomma: ognuno tira acqua al suo mulino. E i militari fanno lo stesso.

Per il resto, questi rapporti hanno una circolazione talmente bassa che la loro influenza è pressochè nulla sulla popolazione. QUindi i "secondi fini" a me non risultano così chiari.

A meno che tu vuoi farci credere che gli americani si leggono i rapporti del pentagono e sulla base di questi poi nascono le fobie collettive...

9. aa, Giovedì 25 Maggio 2006 ore 08:35

Qui il discorso si amplia.

La potenza militare cinese è scalcagnata. Su questo non ci sono dubbi. Ciò però non significa che lo sia per sempre.

Che il Pentagono possa fare un rapporto distorto è ovviamente probabile (il pentagono negli anni novanta ha fatto uscire di quelle porcate, o anche più recentemente le tre QDR). Ma ciò non significa che il rischio sottolineato sia inverosimile. In altre parole, Marco: mentre gli esperti di sicurezza di tutto il mondo dicono che la Cina rappresenterà il grande avversario del nuovo millennio... tu credi realmente la situazione sarà diversa?

Io: no.

Il dato che spesso ci si dimentica è quello relativo e non assoluto. Nell'arena internazionale non esiste la forza assoluta, ma quella relativa. Una forza relativa maggiore verso Taiwan, Corea, Giappone, etc. avrà di sicuro delle importanti conseguenze. Alla cina interessa essere più forte verso qualcuno che non il più forte. Ecco tutto. Il fatto che il pentagono inizi ad accennare a questi pericoli indica che alla Casa Bianca non credono definitivamente più "all'idilliaco" periodo di cooperazione iniziato con pechino dopo l'11 settembre.

saluti, aa.

10. FabioC., Giovedì 25 Maggio 2006 ore 11:59

Gli USA sono impegnati in una guerra, quindi é perfettamente naturale che la loro spesa militare aumenti.

Storicamente, le forze armate vengono potenziate in preparazione ad operazioni offensive, oppure per difendersi da un pericolo presente.

11. Marco Wong, Giovedì 25 Maggio 2006 ore 18:45

La politica americana nei confronti della Cina oscilla tra due tendenze: “positive engagement” e la linea “dura” o di contenimento. Normalmente i candidati presidenziali tendono a far parte della seconda tendenza, per esempio Clinton da candidato presidenziale contro Bush senior proponeva una linea più dura contro la Cina, per poi, nel corso della sua seconda amministrazione, spostarsi verso il positive engagement. Sempre come tipologia di lobbysti, molti senatori e deputati repubblicani sono storici supporter di Taiwan e quasi conseguentemente fautori della linea dura. Spesso tale linea comporta anche il supporto al “China bashing” ovvero al dipingere la Cina come il nuovo “impero del male”. Nel caso della prima amministrazione di Bush, George W. era partito con una posizione di contrapposizione nei confronti della Cina, prima con la vendita di sommergibili e sistemi missilistici a Taiwan e poi con le affermazioni, nella primavera del 2001 che l’America avrebbe difeso, anche con l’opzione militare, Taiwan dalla Cina, seguito subito dopo dall’incidente dell’aereo spia americano, il tutto nel giro di pochi mesi e dopo le diffidenze ancora aperte a seguito del bombardamento nel 1999 dell’ambasciata cinese in Serbia.
Il settembre del 2001 ha poi cambiato le priorità della politica estera americana, ma esiste sempre una parte dell’establishment americano che propende a vedere la Cina come una minaccia, per l'appunto un "avversario" da contenere se non proprio da affrontare. Documenti tipo questo rapporto del Pentagono si collocano in questa corrente di pensiero. Personalmente ritengo il positive engagement una politica maggiormente efficace.

12. matteo, Mercoledì 31 Maggio 2006 ore 16:07

"USA e Giappone sono democrazie. E' la natura dei regimi a fare la differenza."

Mah, mi sa che i tuoi lettori non bastano, dovresti riuscire a convincere perlomeno i 3/4 della popolazione mondiale, che gli U.S.A., Giappone (e, blasfemia, Israele) essendo paesi democratici, non minacciano nessuno.
qualche sondaggio:
http://www.worldnetdaily.com/news/article.asp?ARTICLE_ID=35383

http://www.breitbart.com/news/2006/02/21/D8FTU7HO2.html

http://joongangdaily.joins.com/200504/17/200504172206552209900090309031.html

Per amor di obbiettività, bisogna aggiungere che si trovano anche dei sondaggi (pochi) che rovesciano completamente il quadro ( es. http://www.worldsecuritynetwork.com/showArticle3.cfm?article_id=12713&topicID=43 ). Di chi fidarsi? e chi lo sa? alla fine ognuno sceglie secondo il proprio sentire..ciò che però si può affermare è che senza dubbio non è considerato un assioma il fatto che delle democrazie ci si possa fidare. Persino il Korean Istitute of Defense Analisys (che ha commissionato il sondaggio riportato dal world security network), non certo un'istituzione antiamericana, afferma che "position towards or preference
for North Korea and the United States is one of the most controversial
issues" e rileva come la stragrande maggioranza dei coreani (circa 80%) si dichiara neutrale se deve scegliere tra supportare gli u.s.a. o la Korea del Nord.
( http://www.kida.re.kr/english2005/publications/pdf/07-Kim.PDF )
Sembra che "la natura del regime" non sia poi così fondamentale quando si tratta di decidere chi minaccia chi..

13. Enzo, Mercoledì 31 Maggio 2006 ore 16:14

Per i sudcoreani sicuramente no.

Saluti.

Enzo

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