Ha tutti i connotati della vittoria l'epilogo delle manifestazioni di protesta in Nepal. Il re, dopo settimane di scioperi e manifestazioni, ha accettato di ricostituire il parlamento e nelle strade si festeggia. Ma qualcuno resta sulle barricate:
But the Maoists said in agreeing the deal with the king,
the opposition had betrayed an agreement it made with them in November,
which called for fresh elections and an end to an "autocratic monarchy".
Non è difficile prevedere che quello con i maoisti sarà il prossimo fronte aperto. Le prospettive di una loro costituzionalizzazione sono incerte nonostante le speranze dei partiti democratici e d'altra parte i ribelli non dimostrano alcuna intenzione di farsi da parte.
Robert Mayer commenta così gli ultimi sviluppi:
In the year that I
have covered Nepal, from the dissolution of parliament until the April
Revolution, I have never failed to be impressed. The Orange Revolution
may have filled the streets of Kiev for weeks on end, but in Nepal the
entire country shut down completely. That they were able to organize so
quickly, in such large numbers, in a country much more impoverished
than Ukraine, is very impressive. Then again, it wasn’t exactly velvet
either.
Bringing the Maoists into the mainstream will be tough, but when the
constitution is rewritten, the most important thing is that there are
provisions to prevent the siezing of absolute power once again. First
of all, the King must not as currently provided by considered the
Supreme Commander of the armed forces. The only reason this revolution
lasted so long was because of the army’s loyalty to the King and lack
of control by civilian forces. The King must also be relegated to, in
the very least, a ceremonial role. Once the Maoists see that the
political parties do have control and are making a good-faith effort to
reach out and build an inclusive nation, they may well yet give up
their arms.
Anche in Nepal da ieri è primavera.








1. luigi, Mercoledì 26 Aprile 2006 ore 06:34
non credo che i cinesi rimarranno a lungo con le mani in mano in questa situazione se mai le hanno tenute, la tentazione di usare i maoisti come teste di ponte per poter condizionare gli eventi di un paese confinante sia col Tibet che con l'India e' troppo forte per la cupola di Zhongnanhai, nonostante le divergenze teologiche riguardo la loro forma di comunismo. Meglio sarebbe che una "coalizione dei volonterosi" comprendente USA e India e sotto il comando indiano, anche ma non necessariamente sotto mandato ONU, venisse stazionata nel paese a garanzia di una transizione ordinata verso un regime piu' liberale, e nello stesso tempo fornisse assistenza militare e civile all'esercito nepalese impegnato a combattere la "rivoluzione" maoista. Questo darebbe un segnale ben preciso agli altri paesi dell'area, in primo luogo che l'India e' disposta ad assumersi responsabilita' di pari passo con l'accrescimento del suo ruolo politico ed economico internazionale,in secondo luogo che ulteriori movimenti "rivoluzionari" a sfondo totalitario non verranno tollerati dovunque essi siano, e per finire che i guomindanghisti di Pechino non si facciano troppe illusioni sul fatto che la Cina diventi una superpotenza senza pagarne il prezzo. Staremo a vedere cosa faranno Bush o la Rice o qualcun'altro dell'amministrazione statunitense, dellEuropa come al solito meglio non parlare.
2. Enzo, Mercoledì 26 Aprile 2006 ore 17:12
La vedo dura.
Grazie del contributo.
Enzo