Le parole che non ti dirò mai (Communist Google)
Pubblicato da Enzo Reale alle 11:16 in Current Affairs
Un blog non serve tanto a dare notizie quanto a rendere l'idea. Ecco perché continuiamo a pubblicare le non-notizie della censura e dell'autocensura in Cina. Basta l'incipit di un articolo di Joseph Kahn per avere in mano, contemporaneamente, le due facce di una stessa moneta purtroppo non ancora fuori corso. Quella della repressione:
China's Propaganda Department on Tuesday ordered the closing of Bing Dian, an
influential weekly newspaper that often tackled touchy political and
social subjects, as the authorities stepped up efforts to curb the
spread of information and views the Communist Party considers
unfavorable.
The shutdown came the same day that Google announced that it would begin steering its Chinese users to www.google.cn, which will restrict access to content that China's media monitors consider problematic.
La vicenda di Google è particolarmente sgradevole. Proprio pochi giorni fa la compagnia aveva fatto la voce grossa con il governo americano che richiedeva dati sulle chiavi di ricerca per combattere la pedofilia online. Insomma un caso di monitoraggio assai differente dalla censura politico-ideologica di Pechino. Ma evidentemente gli scrupoli che hanno assalito Google a Washington sono svaniti una volta varcato il confine.
Qui Rebecca McKinnon prova a mitigare le conseguenze della decisione di Google, ma si vede che non è a suo agio.
Invece Philip Pan completa il racconto della vicenda Bing Dian:
The decision to shut down Freezing Point, a four-page weekly feature
section of the state-run China Youth Daily that often tested the
censors and challenged the party line, came less than a month after the
authorities replaced the top editors of another daring newspaper, the
Beijing News.
The China Youth Daily is the official newspaper of the Communist Youth
League, a power base for President Hu Jintao. Because any move to
punish it would almost certainly require his approval, the decision to
close Freezing Point was seen as further evidence of Hu's personal
support for a tightening of controls on the media that began two years
ago, about a year after Hu took office.








1. www.mariniello.org, Mercoledì 25 Gennaio 2006 ore 16:40
Ma come? Fanno gli spavaldi con Bush e si accucciano davanti ai tiranni comunisti della Cina? Che perdita di credibilità...
2. il miscredente, Mercoledì 25 Gennaio 2006 ore 22:44
Sempre a proposito di Google, è da più di un anno che mi capita spesso di consultare Google News Italia - http://news.google.it/ - e mi pare che chi decide la visibilità degli articoli dia spesso (non sempre, ma sottolineo "spesso") la preferenza a testate spiccatamente di parte quali Repubblica, L'Unità, RaiNews24, L'Espresso, ecc..
Sarà un caso?
il miscredente
3. Enzo, Giovedì 26 Gennaio 2006 ore 10:32
Se è così non è un caso visto che la connotazione politica di Google è leftist.
Infatti in genere Microsoft è stata condannata senza attenuanti, mentre per Google la blogsfera di sinistra sta cercando giustificazioni. Classico caso di doppiopesismo. Non qui.
Saluti.
Enzo
4. milla_, Venerdì 27 Gennaio 2006 ore 01:05
segnalo questo, che ho appena visto. http://punto-informatico.it/p.asp?i=57551
5. il miscredente, Venerdì 27 Gennaio 2006 ore 09:27
Ho letto l'articolo di Punto Informatico sulla questione ma non sono affatto d'accordo. Così come non lo è qualcun altro che nel forum annesso all'articolo ha spiegato bene il perché (vista da fuori) SEMBRA che la censura non sia ancora stata attuata.
Infatti l'unico modo di verificare sarebbe quello di trasferirsi in Cina e connettersi a Internet da lì.
Il resto son solo chiacchiere e pallidi tentativi di attenuare le colpe di RED-Google.
6. milla_, Venerdì 27 Gennaio 2006 ore 13:53
credevo che la ricerca fosse stata provata dalla cina, e invece non è così. pensavo che a p.i. fossero meno ingenui.
7. il miscredente, Venerdì 27 Gennaio 2006 ore 21:10
Cara Milla, non credo che si tratti solo di ingenuità.
Se guardi bene anche ad articoli apparsi in passato sempre su Punto Informatico, anche a questo si potrebbe tranquillamente appioppare un bel RED davanti al nome (RED-P.I.) come con Google.
Appena mi sono accorto che molti articoli erano venati palesemente di politica (anziché solo di informatica), e sempre e solo subdolamente/ingiustamente avversi ad una sola parte tendendo invece ad attenuare le colpe dell'altra (come quello qui discusso), ho smesso di consultarlo.
Ciao.